Studio Pedagogico Pavese

Dott. Duilio Loi

Educare alla Legalità

educare alla legalità

Dalla giustizia "retributiva" alla "prevenzione civica", passando dalla giustizia "riparativa".

Legare il reato alla detenzione è la forma più classica di quella che viene chiamata "giustizia retributiva”. Ovvero, risarcire il danno commesso, con la privazione della libertà. Punizione commisurata alla gravità del reato commesso.

GIUSTIZIA “RETRIBUTIVA”: la pena serve a compensare o retribuire il male arrecato alla società con l’atto criminoso, in tal senso implica l’idea di proporzione tra entità della sanzione e gravità dell’offesa arrecata, tra la misura della pena e il grado della colpevolezza.

La cultura che si è sviluppata attorno a questo concetto, purtroppo, mette in evidenza anche gli enormi limiti e contraddizioni insiti in esso:

a) illusoria soddisfazione (adesso che lo abbiamo beccato, lo rinchiudiamo e buttiam via la chiave...")

b) inutile ed esagerata attenzione verso il Reo

c) assoluta e mancanza di attenzione verso la Vittima

d) detenzione come amplificatore di delinquenza, ovvero, difficilissima l'opera di riabilitazione...

Nonostante ciò, è nel mondo la formula più rappresentativa.

Basterebbe riflettere su quanto inutile, dannosa e dispendiosa sia questa formula per la Società e su quanto difficoltoso sia aderire a modelli diversi, come ad esempio la giustizia “rieducativa” e "riparativa".

GIUSTIZIA “RIEDUCATIVA”:  a partire dall’art.27 della Costituzione (“le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”) si delinea una concezione della pena che deve tendere  a recuperare il reo, favorendo le opportunità di reinserimento sociale, correggendo l’antisocialità e adeguando il comportamento alle regole giuridiche.

GIUSTIZIA “RIPARATIVA”: lo scopo del diritto penale non è più (o non solo) quello di punire il reo  e neppure quello di rieducarlo, per reinserirlo “sanato” nella società, ma quello di metterlo nelle condizioni di riparare  nei limiti del possibile le conseguenze del reato, di risanare – non solo risarcire -  il danno provocato.

Se attraverso la "giustizia ripartiva" è possibile effettuare un intervento attivo di riabilitazione, sviluppando di fatto un’opera di recupero e rieducazione funzionale, restaurando un equilibrio tra autore di reato e vittima, ancor più radicale e necessario diventa attivare azioni a carattere preventivo, tese a intercettare il fenomeno nelle sue tante variabili e fattori di rischio.

Significa agire prima e agire contro cause e fattori di rischio, finalizzando gli interventi a favore di un rapporto adolescente/società fondato sulla cultura della legalità.

Devianza, violenza e aggressività anticipate, contenute e riportate in un alveo dove possano essere diluite e gestite.

Le Istituzioni deputate all’Educazione Scolastica, superando il concetto di Istruzione intesa in senso riempitivo e “addestrativo”, ma volendo mettersi al servizio del giovane ricollocandosi nella naturale dialettica tra Educare e Insegnare, nel lontano 1993 (dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio), allestirono un dispositivo molto interessante che riporto integralmente:

"Educare alla legalità significa elaborare e diffondere un'autentica cultura dei valori civili.

Si tratta di una cultura che intende il diritto come espressione del patto sociale, indispensabile per costruire relazioni consapevoli tra i cittadini e tra questi ultimi e le istituzioni; consente l'acquisizione di una nozione più profonda ed estesa dei diritti di cittadinanza, a partire dalla consapevolezza della reciprocità fra soggetti dotati della stessa dignità; aiuta a comprendere come l'organizzazione della vita personale e sociale si fondi su un sistema di relazioni giuridiche; sviluppa la consapevolezza che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà, sicurezza, non possano considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, volute e, una volta conquistate, protette".

(Circolare Ministero Pubblica Istruzione, 302/1993)

A circa 20 anni di distanza, uno degli artefici di molte lotte alla criminalità, Gherardo Colombo, scrive:

libro colombo

"Educare non è facile. Non è facile per i genitori, che spesso si trovano a svolgere questo delicatissimo compito avendo come riferimento pochi e approssimativi principi trasmessi dai loro genitori, principi non sempre coerenti con quel che si riceve attraverso altre vie; non è facile per gli insegnanti, ai quali spesso nessuno a insegnato a insegnare.

Educare non è facile in genere; non è facile per quel che riguarda le regole e il loro mondo, quasi sempre dato per scontato, quasi mai approfondito, per certi versi sconosciuto."

(Educare alla Legalità, Salani Editore - 2011)

 

Basta comparare le due citazioni, per rendersi conto di quanto impegnativo possa essere il processo di recupero culturale da effettuarsi nella Società.

 A tutto questo, come se non bastasse da ormai un triennio in forma più o meno virulenta, si è aggiunta la "crisi economica", la quale purtroppo, funge sia da moltiplicatore e megafono della rabbia Sociale, sia da zavorra ai processi di revisione Culturale.

Interpretare il disagio significa darsi strumenti di approccio adeguati; strumenti per comprenderlo, individuarne le forme, fissarne le tipologie e saper agire "nel caso".

Questo implica, prima di tutto, una spinta comunicativo-informativa capace di permeare le sensibilità delle Istituzioni e giungere efficacemente ai destinatari.

Comunicazione, Informazione, Formazione a carattere scientifico orientata su versanti che contemplino le aree: psicologica, sociologica, pedagogica.

La psicologia ci aiuta a fissare i tipi di disagio; la sociologia a leggerne anche le radici e le dinamiche sociali; la pedagogia a legare tali nozioni al caso e ad assumere un atteggiamento produttivo rispetto ad esso, di comprensione e di trattamento insieme.

Su queste premesse metodologiche, viene spontaneo domandarsi quali strade, percorsi, iniziative, sia opportuno progettare e portare avanti.

La risposta si posiziona su un concetto fondamentale, la Prevenzione e si dirama in tre filoni specifici, attraverso interventi a carattere formativo/informativo, mirati e rivolti a:

ü                 Studenti

ü                 Insegnanti

ü                 Genitori

 

Nella sezione "eventi e progetti", si possono trovare alcuni e utili esempi a carattere formativo-informativo.


 

 

 

Banditi e Campioni

 

 

 


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