Studio Pedagogico Pavese

Dott. Duilio Loi

aforismi & contributi

In questa sessione, pubblichiamo frasi, aforismi e riflessioni, celebri o provenienti da contributi dei frequentatori del sito.

Contributi utili a stimolare riflessione, interrogativi o soltanto qualche istante di gradevolezza.

Se volete pubblicare i vostri contributi (frasi, citazioni, aforismi), inviate una email a:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

 


 

-pane, olio e pomodoro-

 

Mi sono interrogato molto, prima di produrre il video e scrivere quanto segue, data la delicatezza del tema e la crudeltà delle immagini, ma l’indignazione è arrivata ormai a livelli di inaccettabilità tali, che il non trattare l’argomento, mi produrrebbe un dolore molto più grande.

 

Non ci sono parole per descrivere la sofferenza; quando poi riguarda i Bambini, genera un riverbero devastante su chiunque li circondi.

Invece di tentare un briciolo di valutazione obbiettiva su questo olocausto planetario, di dimensioni spaventose, l’assuefazione mediatica incombe al punto tale da far diventare ordinario lo straordinario, farci dimenticare l’esistenza dell’articolo 11 della nostra Costituzione, compresi i comportamenti che ne dovrebbero conseguire.

 

Sono mesi che sui social campeggiano discorsi controversi e pieni di retorica sulla questione migranti.

Sulla stampa, attraverso i media e in forma dilagante sui social network, ricorrono sovente, termini quali pietismo, buonismo, razzismo.

 

Termini utilizzati in forma molte volte, violenta e aggressiva, appropriata o a sproposito, quasi a rincorrere le stesse atrocità, che intanto continuano indisturbate il loro cammino, seminando morte e disperazione.

 

L’indifferenza prende il sopravvento in questa narcosi collettiva, dove qualcuno addirittura si convince e tenta di convincere, che chi fugge, lo fa per delinquere, appropriandosi di un qualcosa che in vesti immaginifiche, diventa il niente di un tutto.

 

Così su questa scia, vengono quotidianamente sfornate ricette risolutive, che spesso cambiano in base alle convenienze e vengono propagandate e amplificate a suon di slogan.

 

A coloro che parlano per slogan, prendendo per buona qualsiasi notizia circoli sul web e che usano indistintamente senza conoscerne spesso il significato, le classificazioni di clandestino/profugo/migrante/rifugiato, varrebbe la pena ricordare che (secondo le stime dell’alto commissariato per i rifugiati), alla fine del 2014 i profughi provenienti dai territori di guerra, sono stati 59,5 milioni, rispetto ai 37,5 milioni di dieci anni fa.

 

Ogni giorno più di 42mila persone sono costrette a lasciare il loro paese; se nel 2010 erano quasi 11mila, forse bisognerebbe domandarsi il perché, piuttosto che abbracciare ciecamente tutto ciò che fa sentire superiori.

Bisognerebbe domandarselo maggiormente, se poi più della metà, sono bambini; ignare vittime della assurda follia degli adulti.

Si vomitano becere idiozie spesso a contenuto xenofobo, senza sapere che soltanto nel 2014, gli scontri nella regione orientale del Congo hanno costretto quasi 800 mila persone alla fuga, portando il numero totale di profughi a 2,7 milioni in un paese di 68 milioni di abitanti. Più di venti gruppi armati sono attivi solo nella provincia del Kivu Nord e contemporaneamente, altri conflitti sono in corso in Somalia, Yemen, Libia, Repubblica Centrafricana e Pakistan e non ultimo, il conflitto Siriano che dal 2011 ad oggi ha prodotto 210 mila vittime di cui oltre 70 mila civili e di questi, 20 mila donne e 8 mila bambini. Chi sopravvive, scappa, ecco allora quasi 8 milioni di sfollati circolanti nel paese e oltre 4 milioni di profughi espatriati, alla ricerca di una vita dignitosa.

Se estendiamo lo sguardo oltre e tiriamo le somme, ecco che il totale ammonta a 35/40 conflitti nel mondo; una fabbrica permanente di fame, carestia, sofferenza, morte.

 

Una produzione infinita di Disamparados che come minimo e prima di ogni altra qualsiasi forma di aggettivazione, meritano il rispetto, dignità e la commozione, riservata ad ogni essere vivente.

Lo stesso rispetto e indignazione riservati all’animale domestico maltrattato e la stessa commozione mostrata verso il leone predato, sacrificato ed esibito come delirante trofeo di conquista.

Chi conosce e ha vissuto l’emigrazione sulla propria pelle, accoglie chi emigra e lo fa in una sorta di empatia genetica, anche se diverse vignette e discussioni, facciano pensare che più di qualcuno, abbia la memoria corta e dimenticato le basi elementari della solidarietà.

 

Quando ero piccino (fine anni ’60), c’era spesso nel quartiere o nel condominio, qualche Bambino le cui condizioni economiche della famiglia, erano più disagiate.

Quando si andava a giocare e si capitava nell’una o nell’altra casa, c’era sempre una Mamma o una Zia disponibili a preparare e donare una fetta di pane olio e pomodoro (e quando mancava quello, anche pane, acqua e zucchero).

 

Quelle Donne, non si domandavano il perché, lo facevano punto e basta. Lo facevano in quanto dovere morale (laico o cristiano che fosse), un dovere che affondava le radici in una memoria vivida, della catastrofe bellica vissuta 20 o 30 anni prima e non ancora probabilmente dimenticata.

Quei Bambini avevano il diritto di giocare e sorridere alla vita. Tutti i Bambini devono poter godere di questo diritto.

Spetta agli Adulti, creare le condizioni sociali e recuperare le regole fondamentali di una educazione dei sentimenti che rendono l’Uomo degno di questo nome.

Basterebbe capire che non può essere un diritto, quello di vivere in un paese povero o in guerra, per ritrovare un briciolo di empatia e solidarietà, anziché affannarsi a ricercare le responsabilità altrui (che pur ci sono), come salvacondotto delle proprie.

Come se l’esistenza delle responsabilità altrui, annullasse il dovere dell’umana solidarietà.

 

Con le debite proporzioni, siamo tutti inquilini del grande condominio della Terra e, ora come allora, qualcuno ha di più e altri meno, ma non per questo si deve negare quella fetta di pane, olio e pomodoro.


 

 

 


 BES e DSA

I BES, ovvero i “Bisogni Educativi Speciali” rappresentano un gruppo eterogeneo di disagi e difficoltà, che possono riguardare un fanciullo/adolescente, durante il percorso di studi.

 

Secondo la Circolare Ministeriale n° 8 del 6 marzo 2013, nei BES sono ricompresi:

“lo svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, le difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.

 

Va chiarito un punto molto importante: i BES non sono patologie!!

Qualunque studente può manifestare dei bisogni educativi speciali, durante il suo percorso di studi senza necessariamente essere considerato un malato ma non per questo non meritevole di supporto e attenzione.

Infatti, allo Studente in difficoltà, potrà essere riservato un percorso educativo personalizzato.

 

I DSA

Nel termine DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si fanno convergere la Dislessia a cui spesso sono associate, Disgrafia e Discalculia. In concreto, si tratta di quelle difficoltà che possono riguardare le capacità di leggere, scrivere e fare i calcoli, in modo corretto.

Come si manifestano?

 

Le manifestazioni più frequenti della Dislessia, possono essere: a) difficoltà nella comprensione del significato del testo scritto; b) confusione di suoni simili tra loro (p per b, t per d), oppure, (p per q, m per n); c) inesatta pronuncia di vocali (a per e, i per o); d) inversioni (il per li, da per ad, devi per vedi); e) omissioni e aggiunte (suola per scuola), (erbba per erba); f) trasposizioni conigio per coniglio).

Sulla stessa linea, possiamo così trovare alterazioni nel sistema della scrittura e del calcolo. Nella Disgrafia, la difficoltà si evidenzia nel portare a compimento una specifica attività segnico-grafica, ovvero, l’atto dello scrivere, ma anche incidere o disegnare. Nella Discalculia, è possibile veder compromessa l'acquisizione di abilità anche semplici, come la scrittura e la lettura dei numeri nonché il sistema del calcolo.

 

Cosa è importante sapere?

1) i DSA non sono patologie, ma “disagi”, che si possono evidenziare nel bambino prima e nell’adulto poi, man mano che il sistema scolastico, propone modalità quali: lettura, scrittura e calcolo. Le persone “dislessiche” non hanno problemi visivi o di udito e neanche disturbi neurologici o mentali e sono dotati di normale intelligenza (spesso anche superiore alla norma).

 

2) a scuola, si possono affrontare e migliorare grazie a percorsi appropriati, fondati sui Bisogni Educativi Speciali (BES), ovvero:

misure “dispensative”. Consentono di “dispensare” il bambino, da alcune attività scolastiche come: lettura ad alta voce, stesura di appunti, ricopiatura di testi, dettati. Tutte attività capaci di amplificare il disagio e mortificare il bambino, inibendone ulteriormente, motivazione e creatività;

strumenti “compensativi”. Strumenti capaci di attivare più canali sensoriali insieme e agevolare l’apprendimento, come: la lettura ad alta voce (eseguita dal docente o dai compagni), gli schemi, i riassunti e le mappe, oppure, l’aumento del tempo a disposizione e il far porre al bambino domande “dal posto”. In aggiunta, anche gli strumenti “tecnologici” come la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), il Computer, il Tablet.

 

Educare e non “ammaestrare”

Chiedere ad un bambino “dislessico” di leggere ad alta voce, in piedi davanti alla classe, è un fallimentare tentativo di ammaestrare; peggiorativo e devastante.

I percorsi Pedagogici, pongono particolare attenzione alla natura del disagio, affrontano le disarmonie, intervenendo sulla Persona (bambino o adulto), considerandola a 360 gradi, dando significato e importanza alle sue dimensioni e non al sintomo fine a se stesso.

I

n questo modo, emozioni, attitudini e motivazione, contribuiscono a realizzare le armonie tra mente e corpo, in un processo di crescita.

La persona non si “ammaestra”, si aiuta!!

dislessia

Iniziamo il viaggio tra i contributi con questa vignetta che ha lo scopo di sviluppare la sensibilizzazione verso tutti i bambini che lottano ogni giorno con tali disagi e di coloro che li aiutano a superare le loro difficoltà.

Approfitto dell'occasione per smentire clamorose bufale circolanti sui Social.

Non esiste nessuna "settimana contro la Dislessia" o "mese dell'ADHD", chi si occupa di questi disagi, lo fa tutto l'anno senza promuovere inutili e finti buonismi!

 

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